LAVORATORI AUTONOMI ESPOSTI A RADIAZIONI IONIZZANTI

SOLO PER ADDETTI AI LAVORI COMMENTI (personali) SU PARERE IN MATERIA DI NOMINA DELL’ESPERTO DI RADIOPROTEZIONE, FNOMCeO

Oggi come oggi, se un esercente o un lavoratore autonomo, mi chiedesse come si deve comportare per aderire alle richieste normative del D. Lgs. 101/20, risponderei che non lo so, e che io sono professionalmente a disposizione per qualunque interpretazione voglia dare alla norma.

Sono conscio di espormi oltre il dovuto, rispetto all’argomento, ma d’altra parte non mi sembra di leggere chissa’ quali illuminati commenti, quindi procedo con il mio ben poco illuminato commento personale

  1. FNOMCeO ha rilasciato un parere a fronte di una richiesta di ANDI Brescia, ed e’ relativo all’odontoiatra libero professionale
  2. A seguito di questo parere, ANDI ha proposto un quesito al Ministero della Salute, che ha risposto e allegato il medesimo parere di FNOMCeO

Analisi del parere FNOMCeO

Come gia’ specificato, si fa riferimento all’odontoiatria e alle attivita’ radiodiagnostiche complementari. Le attivita’ di radiologia interventistica o di diagnostica professionale, non sono attivita’ radiodiagnostiche complementari. Questo rende inapplicabile la totalita’ del parere a tutto cio’ che non attiene alla radiologia diagnostica complementare.

Detto questo, FNOMCeO fa confusione tra l’EdR che opera per conto dell’esercente e quello che e’ chiamato ad operare per conto del lavoratore autonomo, forse anche per la pessima scrittura dell’articolato. “a) acquisire dall’esperto di radioprotezione la relazione redatta ai sensi dell’articolo 109, comma 2, sulla base delle informazioni sulle attività da svolgere fornite dallo stesso lavoratore autonomo, nonché’ il relativo aggiornamento ai sensi dell’articolo 131 (…);” non puo’ che fare riferimento all’EdR che opera per conto del lavoratore autonomo, proprio perche’ quella relazione si basa sulle informazioni fornite dal lavoratore autonomo. Per meglio argomentare, si fa notare che:

  • Il D. Lgs. 101/20 suddivide gli articoli in
    1. Obblighi dei datori di lavoro, dirigenti e preposti
    1. Obblighi del datore di lavoro di lavoratori esterni
    1. Obblighi degli esercenti zone classificate che si avvalgono di lavoratori esterni
    1. Protezione dei lavoratori autonomi
    1. Ecc. ecc
  • Datore di lavoro ed esercente sono, o possono essere, due persone differenti. Quando si parla di datore di lavoro si intende che i suoi obblighi sono tali nei confronti dei propri lavoratori, quando si parla di esercente zone classificate che si avvalgono di lavoratori esterni si intendono gli obblighi NON DEL DATORE DI LAVORO ma dell’ESERCENTE, nei confronti anche dei lavoratori autonomi. Quindi gli esercenti devono:
    1. Assicurare la tutela dai rischi (tradotto, non ti faccio entrare nelle mie zone classificate se non ci sono tutte le condizioni richieste dalla norma)
    1. Accertarsi che il lavoratore esterno sia idoneo (se la sorveglianza medica fosse in capo al suo stesso datore di lavoro, non avrebbe senso, ha senso solo se si ipotizza che la sorveglianza sanitaria sia esercitata da un medico diverso da quello incaricato dal datore di lavoro per il quale lui fa l’esercente)
    1. […]
    1. curare il rispetto, per quanto di propria competenza, dei principi generali di cui all’articolo 1 e dei limiti di dose (pare che esista qualcosa di propria competenza e qualcosa di competenza altrui)
    1. adottare le misure necessarie affinché, a cura dell’esperto di radioprotezione, le valutazioni di dose vengano registrate sul libretto individuale di radioprotezione per i lavoratori di categoria A e trasmesse al datore di lavoro del lavoratore esterno di categoria B (e qui si intuisce gia’ che ci deve essere una parte mancante o sottintesa, perche’ per i lavoratori esterni in categoria B potrebbero avere un datore di lavoro, nel caso in cui siano dipendenti da terzi, o no, nel caso siano autonomi. Nella pratica, l’esercente deve dare le valutazioni di dose a qualcuno che le gestisca e le inserisca sulla scheda dosimetrica. A chi le trasmette? Al datore di lavoro del lavoratore dipendente da terzi o, necessariamente, al lavoratore autonomo. Anche perche’ le schede dosimetriche hanno righe che sono individuate da differenti periodi, non da differenti luoghi di lavoro, quindi la valutazione di dose deve essere unica per un periodo, ovvero, nel caso del lavoratore autonomo, la somma delle valutazioni di dose provenienti da ciascun esercente presso il quale il lavoratore autonomo ha operato nel periodo)
    1. verificare, avvalendosi dell’esperto di radioprotezione, che la classificazione di radioprotezione del lavoratore esterno sia appropriata in relazione alle dosi che il lavoratore può ricevere (qui ovviamente si fa riferimento all’EdR del datore di lavoro che ospita il lavoratore autonomo, perche’ se cosi’ non fosse, nessuna verifica dovrebbe essere fatta; l’EdR classificherebbe il lavoratore e non sarebbe necessaria una ulteriore verifica. Invece, dato che la classificazione del lavoratore autonomo la fa solo chi ha contezza di tutte le esposizioni del lavoratore autonomo, perche’ ovviamente la classificazione e’ unica e comprende tutti i rischi a cui e’ sottoposto un lavoratore autonomo, l’EdR deve essere quello che opera per conto del lavoratore autonomo stesso, sia che si voglia dire che e’ incaricato, o che non ha un incarico ma fa le cose per conto suo, o che venga pagato da uno o dall’altro… pero’ deve essere un EdR che tiene conto di tutte le esposizioni possibili e quindi non puo’ essere quello dell’esercente delle zone classificate. O meglio, puo’ anche essere lo stesso EdR, ma nell’ambito di due differenti incarichi. Un’altra indicazione che gli EdR sono due persone diverse e’ data dal fatto che l’EdR, come visto al punto precedente, comunica non le dosi, ma le valutazioni di dose. Se gli EdR fossero la stessa persona all’interno del medesimo incarico, non avrebbe senso comunicare le valutazioni di dose, perche’ le valutazioni le farebbe lui stesso)
    1. definire, nell’ambito degli accordi contrattuali di cui all’articolo 112, comma 1, lettera c) , o con il lavoratore stesso, se autonomo, il vincolo di dose da adottarsi in relazione alle attività da svolgere (qui la questione si infittisce, perche’ pare che gli accordi contrattuali siano possibili solo tra datore di lavoro che esercisce zone classificate e datore di lavoro che invia propri lavoratori presso zone classificate esercite da altri, e non anche con il lavoratore autonomo. Questa visione e’ confortata dal fatto che nell’art. 114, quello dedicato ai lavoratori autonomi, non si fa alcuna menzione ad accordi contrattuali possibili. Oppure, come meglio si vedra’ avanti, in tutto il 101 il lavoratore autonomo viene considerato datore di lavoro di se’ stesso)
  • D’altra parte “I lavoratori autonomi che svolgono attività soggette alle disposizioni del presente decreto sono tenuti ad assolvere, ai fini della propria tutela, agli obblighi previsti dal presente decreto”… del presente decreto, non del presente articolo. Inoltre “gli esercenti di installazioni presso cui i lavoratori autonomi sono esposti a rischio di radiazioni rispondono degli aspetti della tutela che siano direttamente collegati con il tipo di zona e di prestazione richiesta.”, non rispondono della tutela quando i rischi non siano direttamente collegati con il tipo e la prestazione richiesta al lavoratore autonomo. Se un lavoratore autonomo ha dei rischi che sono collegati con altri tipi di zone o altre prestazioni, al datore di lavoro esercente di alcune, ma non tutte, delle zone classificate frequentate dal datore di lavoro, poco interessa, perche’ non risponde degli aspetti della tutela riferiti a quelle altre zone classificate o quelle altre prestazioni. Comunque, il lavoratore autonomo deve, tra le tante cose:
    1. acquisire dall’esperto di radioprotezione la relazione redatta ai sensi dell’articolo 109, comma 2, sulla base delle informazioni sulle attività da svolgere fornite dallo stesso lavoratore autonomo (qui ci sono due possibilita’ interpretative: o il legislatore intende che l’EdR dell’esercente delle zone classificate presso le quali presta la sua opera professionale, gli consegni la relazione fatta per conto del datore di lavoro di quei luoghi, francamente mi sembra impossibile, oppure intende dare al lavoratore autonomo le incombenze del datore di lavoro di se’ stesso. I motivi per cui la prima ipotesi mi pare impossibile sono tanti, ma principalmente perche’ mi sembra impossibile che un lavoratore autonomo possa interloquire con gli EdR di tutti gli esercenti di tutte le zone classificate che frequenta, senza nemmeno dire nulla al datore di lavoro/esercente per il quale l’EdR opera. Lui potra’ interloquire direttamente con un EdR solo se lo incarica lui stesso. Altrimenti il legislatore avrebbe detto una cosa tipo “acquisire da ciascun esercente zone classificate frequentate dal lavoratore autonomo, la relazione ex art. 109, estesa dal proprio EdR”. Peraltro, in quale modo il datore di lavoro acquisisce la relazione tecnica preventiva? In questo modo: “Prima dell’inizio delle pratiche disciplinate dal presente decreto, il datore di lavoro acquisisce e sottoscrive una relazione redatta e firmata dall’esperto di radioprotezione contenente: a) la descrizione della natura e la valutazione dell’entità dell’esposizione anche al fine della classificazione di radioprotezione dei lavoratori nonché la valutazione dell’impatto radiologico sugli individui della popolazione a seguito dell’esercizio della pratica; b) le indicazioni di radioprotezione incluse quelle necessarie a ridurre le esposizioni dei lavoratori in tutte le condizioni di lavoro e degli individui della popolazione conformemente al principio di ottimizzazione”… nulla altro, tutto il resto appartiene alle comunicazioni ex art. 131
    1. definire, d’intesa con l’esercente delle zone classificate, avvalendosi dell’esperto di radioprotezione incaricato, i vincoli di dose da adottare in relazione alla propria classificazione e alle attività da svolgere (qui e’ assolutamente ovvio che l’EdR di cui si deve avvalere il lavoratore autonomo, non puo’ che essere un proprio EdR, non quello dell’esercente. Questo perche’ i vincoli di dose, come definito all’art. 5 “… sono stabiliti in termini di dosi individuali efficaci o di dosi equivalenti nell’arco di un determinato periodo di tempo appropriato”. Non e’ pensabile che un lavoratore autonomo, classificato univocamente per esempio in categoria B perche’ si stima che non superi i 6 mSv/a, definisca un vincolo di dose non univoco e non soggetto ad una verifica da parte di un unico EdR che conosca tutte le esposizioni e che abbia univocamente classificato il lavoratore autonomo. L’EdR del datore di lavoro/esercente conosce solo le situazioni espositive dei propri ambienti e non puo’ che verificare la consistenza della classificazione del lavoratore autonomo, definita in base a tutte le esposizioni alle quali e’ soggetto. Conseguentemente, il vincolo di dose di un lavoratore esposto, univoco, deve essere verificato alla luce di ogni singola tipologia di esposizione in ogni singolo luogo di lavoro presso il quale il lavoratore autonomo presta la propria opera.
    1. istituire, se chiamati a svolgere attività come lavoratori esterni di categoria A presso zone classificate gestite da esercenti terzi, prima di iniziare a svolgere la propria prestazione, il libretto personale di radioprotezione di cui all’articolo 112, comma 1, lettera i) , e assicurarsi della sua compilazione (anche qui e’ evidente che, se l’isitituzione e’ demandata al lavoratore autonomo, e’ perche’ e’ colui il quale ha contezza della classificazione e ha la responsabilita’ delle proprie esposizione, e’ il lavoratore autonomo stesso)

E quindi?

Molti altri aspetti sarebbero da puntualizzare, perche’ la terminologia usata nella nota FNOMCeO e’ davvero poco conforme alla norma, ma una questione su tutte e’ rimarchevole: “Il tenore delle norme in esame, in combinato disposto con la definizione di cui all’art. 7, comma 1 del D.Lgs. 101/2020, lascia chiaramente intendere che la nomina dell’esperto di radioprotezione sia in capo solo ed esclusivamente all’esercente in quanto responsabile organizzativo della pratica radiologica che determini esposizione a fini medici nonché al datore di lavoro, che può ben coincidere con l’esercente, soggetto tenuto a garantire in ogni caso la tutela della salute dei lavoratori.”. Cio’ che qui non torna e’ questo “solo ed esclusivamente” unito al successivo “nonche’”… delle due l’una o solo l’esercente oppure, alternativamente, il datore di lavoro. In realta’ la norma non attribuisce assolutamente la nomina dell’EdR all’esercente, ma (e qui davvero solo ed esclusivamente) al datore di lavoro. Tutto torna, nell’ipotesi gia’ confermata in precedenza, che il lavoratore autonomo sia, per gli esiti del D. Lgs. 101/20, il datore di lavoro di se’ medesimo. Questa espressione e’ solo una semplificazione del concetto espresso all’art. 114, che indica nel lavoratore autonomo unapersona che ha tutti gli obblighi, per quanto di pertinenza, del datore di lavoro, e’ ovvio che il lavoratore autonomo non e’ datore di lavoro (a meno che non abbia collaboratori diretti).

Le conclusioni

a valle delle osservazioni (personali, ma che ritengo che difficilmente possano essere smentite) sopra esposte, sono che:

  1. viene ribadito che il parere riguarda la radiologia diagnostica complementare, e non la radiologia diagnostica professionale, ne’ la radiologia interventistica, ne’ la medicina nucleare o la radioterapia, ne’ il lavoratore autonomo nell’ambito industriale o di ricerca
  2. il D. Lgs. 101/20 non fa alcuna differenza, nel parlare di lavoratore autonomo, di quale sia la sorgente e la modalita’ espositiva, per cui un parere che fa riferimento ad una specifica ed unica ristretta categoria, gia’ parte male
  3. la confusione di termini, necessita’ tecniche, richieste normative, ratio della norma, si riflettono in un parere di FNOMCeO lacunoso e distopico, comprendente sovrapposizioni di figure professionali e di responsabilita’ non coerenti con la possibilita’ fisica di ottenere il risultato auspicato dalla norma, che e’, e rimane, il fatto di coordinare le esposizioni dei lavoratori autonomi in maniera da assicurare che in termini di classificazione, di vincoli di dose, di limiti di esposizione, le differenti esposizioni siano considerate unitariamente

Infine

Oltre le considerazioni relativa alla nota di FNOMCeO, ci sarebbe da commentare la risposta del Ministero della Salute data ad una nota di richiesta di parere proposto da ANDI.

Si legge:

In risposta alla nota di pari oggetto del 16 aprile 2024, si rappresenta quanto segue.

– con l’articolo 114 (protezione dei lavoratori autonomi), comma I, del D. Lgs. n. 101/2020, gli esercenti le installazioni presso cui i lavoratori autonomi sono esposti a rischio di radiazioni rispondono degli aspetti di tutela;

– all’atto della notifica di pratica, prevista dall’articolo 46, nella relazione di radioprotezione redatta dall’Esperto di Radioprotezione (ERP) incaricato dal Datore di Lavoro (DDL) in qualità di esercente le installazioni, deve essere valutato preventivamente per lutti i lavoratori che prestano la loro opera presso le installazioni e quindi anche per i lavoratori autonomi, il livello di esposizione e di rischio, la classificazione (lavoratore esposto di categoria A o B o lavoratore non esposto), l’eventuale attivazione di misure di protezione, la valutazione della dose e la verifica del non superamento dei limiti. Tali valutazioni devono essere considerate in relazione a tutte le pratiche che il professionista svolge presso qualsiasi luogo di lavoro e mediante qualsiasi attrezzatura radiologica e sulla base delle informazioni che il professionista avrà fornito all’ERP in relazione al carico di lavoro e alla eventuale coesistenza di attività svolte presso altre installazioni radiologiche;

– nel caso specifico dei medici odontoiatri che prestino servizio presso esercenti con responsabilità giuridica ai fini dell’espletamento di una pratica, trattandosi di personale generalmente classificato come non esposto, appare sufficiente che il lavoratore autonomo, libero professionista, dimostri di aver adempiuto a quanto previsto nel comma 2, lettere a, b e c, senza dover nominare formalmente lo stesso ERP dell’esercente o uno suo proprio.

Si allega ad ogni buon fine copia di un parere emesso dalla FNOMCeO sullo stesso argomento.

Il Ministero della Salute lo esplicita chiaramente, e’ l’esercente delle zone classificate nelle quali i lavoratori autonomi prestano la propria opera, ad essere responsabile per gli aspetti di tutela, non il datore di lavoro, omettendo, pero’, di specificare “che siano direttamente collegati con il tipo di zona e di prestazione richiesta”. Quindi, come gia’ specificato piu’ volte in questo scritto, l’esercente e’ responsabile della tutela del lavoratore esposto per quello che avviene nelle proprie zone classificate e per le prestazioni che sono richieste in quello specifico rapporto di collaborazione, non certo anche di tutti gli altri luoghi e tutti gli altri rapporti, che a lui, in quanto esercente, potrebbero anche essere ignoti.

Il secondo capoverso a me risulta essere un volo pindarico con doppio carpiato, fuori da ogni possibilita’ che sia corretto. Un datore di lavoro (ripeto un datore di lavoro, non un esperto di radioprotezione) provvede alla classificazione dei lavoratori. Quali lavoratori? “Sono classificati lavoratori esposti i soggetti che, in ragione della attività lavorativa svolta per conto del datore di lavoro, sono suscettibili di superare in un anno solare uno o più dei seguenti valori”… le attivita’ svolte per conto del datore di lavoro, il che esclude i lavoratori autonomi. E se qualcuno volesse eccepire che i lavoratori autonomi sono anch’essi lavoratori, si puo’ far notare che:

  1. c’e’ un articolo apposito per i lavoratori autonomi
  2. il datore di lavoro, e il suo EdR, non hanno gli elementi per una classificazione del lavoratore autonomo che tenga in conto tutti i luoghi frequentati
  3. il datore di lavoro, e il suo EdR, non hanno la possibilita’ di incidere in termini di giustificazione e ottimizzazione presso altri luoghi
  4. il responsabile della tutela del lavoratore autonomo non e’ il datore di lavoro, ma l’esercente

Quindi la richiesta, secondo il Ministero, non secondo la norma, che si tengano in conto da parte di un singolo datore di lavoro, delle esposizioni in tutti i luoghi frequentati e’, oltre che inapplicabile, un errore rilevante. Se un lavoratore autonomo frequentasse tre differenti luoghi dove tre diversi datori di lavoro eserciscono pratiche radiologiche, quale dei tre dovrebbe provvedere alla classificazione, alla definizione dei vincoli di dose, chi sarebbe responsabile delle sovradosi, o delle esposizioni di emergenza o accidentali? Se uno dei tre fosse il datore di lavoro piu’ bello degli altri, potrebbe ingerire nelle protezioni, nelle metodologie di esposizione, nel processo di ottimizzazione, degli altri due luoghi? Nella valutazione dei rischi e conseguente relazione ex art. 109 non e’ possibile, nemmeno volendo, classificare i lavoratori autonomi, oltre al fatto che e’ un orrore interpretativo.

Tali valutazioni devono essere considerate in relazione a tutte le pratiche che il professionista svolge presso qualsiasi luogo di lavoro e mediante qualsiasi attrezzatura radiologica e sulla base delle informazioni che il professionista avrà fornito all’ERP in relazione al carico di lavoro e alla eventuale coesistenza di attività svolte presso altre installazioni radiologiche;” L’unica possibilita’ per cui il lavoratore autonomo si metta in comunicazione diretta con l’EdR, e’ che sia il suo EdR, e non quello del datore di lavoro, altrimenti dovrebbe essere il datore di lavoro a dire al proprio EdR quali sono le modalita’ e le quantita’ espositive del lavoratore autonomo, ma, come gia’ sottolineato, non avrebbe gli elementi per comunicare la totalita’ dei dati riferiti ad ogni esposizione del lavoratore autonomo.

Io posso anche concordare sul fatto che il 101 non dica che il lavoratore autonomo deve nominare un EdR, ma perche’ vengano svolte le attivita’ di cui al comma 2 dell’art. 114 (lettere a), b), c) nel caso di lavoratori autonomi classificati non esposti, lettere d), e), f) in aggiunta se lavoratori classificati in cat. A o B), il lavoratore autonomo deve servirsi di un EdR. Immagino che il legislatore non abbia voluto utilizzare la parola “nomina” perche’ riservata ai datori di lavoro che devono inviare notifica di pratica radiologica o richiesta di Nulla Osta. I motivi per cui l’EdR deve essere in relazione diretta con il lavoratore autonomo e non possa essere quello del datore di lavoro presso il quale il lavoratore autonomo si reca, sono spiegati davvero nel dettaglio nelle righe precedenti.

Questo e’ quanto posso commentare a fronte della mia capacita’ di comprensione del testo legislativo e delle note di enti e organi, dell’esperienza trentennale sul campo, della reale possibilita’ di eseguire le operazioni richieste.

Nota del Ministero della Salute

Parere FNOMCeO